Il quartiere di Via Anelli a Padova ha avuto in questi anni una forte risonanza, anche internazionale. Oltre alla questione politica, il caso di Via Anelli impone di ragionare su cosa significhi fare pianificazione urbana e come si possano gestire le dinamiche dei così detti “quartieri in crisi”.
Via Anelli risulta essere la materializzazione spaziale di alcune contraddizioni, prima fra tutte la dialettica fra politica nazionale in materia di immigrazione, la famosa legge Bossi-Fini, e politica locale. Il diverso accesso alla città e ai suoi servizi per la popolazione immigrata è fortemente influenzato dalla legge sull’immigrazione odierna, che lega fortemente in permesso di soggiorno al reperimento del lavoro (prima dell’arrivo nel paese di destinazione, con ovvie ripercussioni sulla sua reperibilità), producendo, di conseguenza illegalità. Sono queste le contraddizioni che il governo locale di trova a gestire, governare. Via Anelli, che è stata definita una zona di transito stabilizzata, ha giocato spazialmente al’interno dei queste dinamiche.
Interessante su questo tema, la denuncia dell’ILO sul nostro Paese. http://www.repubblica.it/2009/03/sezioni/politica/dl-sicurezza-3/rapporto-ilo-onu/rapporto-ilo-onu.html


Senza voler difendere Zanonato io credo che si via Anelli si debba dire una cosa: è sicuramente stata gestita bene, sicuramente più della destra che non fece nulla, ma sicuramente anche più di quello che ha fatto Cofferati, con lo sgombero dei campi rom sul lungo reno.
http://bologna.repubblica.it/dettaglio/le-ruspe-sul-lungoreno-sgomberata-tendopoli-rom/1381945
Qualcosa è stato fatto, non c’è che dire. Anche se gli elogi recenti di D’Alema a Zanonato (Repubblica) mi sono parsi fuori luogo, ancora una volta calati dall’alto, senza conoscere davvero il problema…